Ho preso parte con orgoglio all’inaugurazione — insieme al Sindaco Gualtieri, all’Ambasciatrice di Romania Gabriela Dancău e ad altre alte autorità — della mostra “Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito”.
L’arrivo di Brâncuși a Roma rappresenta un vero compimento destinico: il ritorno del genio della “forma pura” nel cuore della classicità. Il suo stile, pur profondamente d’avanguardia, dialoga armoniosamente con la solennità e l’essenzialità del linguaggio plastico romano, creando un ponte atemporale tra l’arcaico e il moderno sotto l’ombra dei Fori.
L’iniziativa si inserisce nel programma bilaterale dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, promosso dall’Ambasciata di Romania con il sostegno dei Ministeri della Cultura e degli Esteri di entrambi i Paesi, sotto l’Alto Patronato dei due Presidenti della Repubblica. Ospitata nella cornice millenaria dei Mercati di Traiano fino al 19 luglio e curata da Erwin Kessler, questa esposizione celebra il legame indissolubile che unisce le nostre nazioni attraverso l’eccellenza artistica.
Per l’occasione, ho avuto l’onore di conferire la Medaglia della Camera dei Deputati all’Ambasciatrice Dancău per il suo eccezionale impegno nel consolidare il dialogo diplomatico e culturale tra i nostri popoli.
È fondamentale oggi ribadire come le radici tradizionali romene di Brâncuși siano state il fulcro vitale che ha determinato il suo stile iconico: un’eredità identitaria profonda che, elevandosi a linguaggio universale, ha cambiato per sempre la storia della scultura mondiale.
