All’inaugurazione della mostra “Giovanni Paolo II, l’uomo, il Papa, il Santo – negli scatti di Gianni Giansanti” a Castel Sant’Angelo.

Questa esposizione è un ponte tra epoche, una narrazione visuale che unisce due destini e due missioni, quella del fotografo e quella del pontefice, attraverso uno sguardo lucido, poetico e irripetibile. Per me, questa occasione non è solo istituzionale. E’ il filo che riannoda esperienze, incontri e testimonianze che hanno lasciato un segno nella mia vita e nel mio servizio pubblico.

Nel corso degli anni  abbiamo visto tanti ritratti del Pontefice, ma negli scatti di Gianni Giansanti c’è qualcosa di diverso. C’è la fatica fisica, la resistenza morale, la gioia silenziosa, il dolore. E tutto questo viene colto con una delicatezza e una forza che pochi, pochissimi, hanno saputo esprimere. Giansanti non immortalava il ‘Papa mediatico’, catturava l’attimo autentico, quello in cui il carisma si fondeva con la compassione, il silenzio con la parola, la fede con la responsabilità storica. Un linguaggio silenzioso che dice più di molte biografie ufficiali.

Mai invasivo, mai celebrativo, ebbi la fortuna di incontrarlo nella mia veste istituzionale di presidente della commissione Cultura al Campidoglio. Le sue immagini hanno raccontato trent’anni di storia nazionale e internazionale e dei suoi protagonisti. Le sue foto sono cronaca e poesia, sono memoria che resiste al tempo.

Questa mostra, però, vuole essere un omaggio anche e soprattutto a un Pontefice che ha saputo tramandare un’eredità non solo legata alla fede cattolica, ma un’eredità universale. Giovanni Paolo II non fu soltanto una guida spirituale, fu una coscienza lucida contro ogni forma di totalitarismo, una figura centrale nel crollo del Muro di Berlino, nella crisi del blocco sovietico, nella rinascita dei popoli dell’Est Europa. Fu un uomo del coraggio. Concludo, quindi, con un sentimento di riconoscenza e responsabilita’. La visione dell’Europa di Giovanni Paolo II era un richiamo forte alla verita’. Parlava di radici cristiane non per nostalgia, ma per identita’. Perché sapeva, e lo diceva con chiarezza, che un’Europa senza radici e’ un’Europa piu’ debole, piu’ esposta alle menzogne della propaganda, alla violenza del potere, all’invasione dei tiranni.

Una volta, di fronte a un gruppo di universitari, disse che ‘l’Europa ha ancora una grande responsabilità nel mondo’. Oggi, mentre la Russia di Putin tenta di riscrivere la storia con le armi, il monito dei suoi interventi riecheggia con ancora piu’ forza. L’amicizia tra il popolo italiano e quello polacco, che questa esposizione sancisce ancora una volta, assume un valore simbolico e concreto: insieme, dobbiamo ribadire che l’Europa dei popoli, della liberta’ e della tradizione non si arrende, non arretra e non si spaventa

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Mostra “Giovanni Paolo II, l’uomo, il Papa, il Santo – negli scatti di Gianni Giansanti” a Castel Sant’Angelo

Category: AttualitàNotizie
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