Nonostante i processi, le indagini della magistratura e il lavoro delle commissioni parlamentari d’inchiesta, permangono ancora troppi lati oscuri e zone d’ombra sull’agguato di via Fani. A distanza di tanti anni, non c’è ancora certezza sul numero e sull’identità di tutti i partecipanti all’operazione Fritz, nome in codice usato dalle BR per il blitz del 16 marzo. Anche per questo presenterò un’interrogazione ai ministri competenti per sapere a che punto sono le indagini che sta svolgendo la Procura di Roma nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta sul caso Moro. La scena del crimine è stata pesantemente alterata dalle tante bugie e omissioni degli ex brigatisti che hanno deciso di collaborare. Tutti gli altri hanno preferito l’omertà. Come ha giustamente sottolineato Giovanni Ricci, figlio dell’appuntato dei carabinieri Domenico, il cosiddetto Memoriale di Valerio Morucci è in larga parte inattendibile se non falso, soprattutto quando si afferma che in via Fani erano presenti 11 brigatisti. Vi sono, invece, plurimi e concordanti riscontri ed elementi probatori che smentiscono questa versione. Sempre più consistenti sono gli indizi sulla presenza in via Fani quella mattina di un tiratore scelto (colui che sparò la maggior parte dei colpi contro la scorta) e terroristi tedeschi, presumibilmente della RAF (la Rote Armee Fraktion), a supporto del commando delle BR. Sarebbe utile sapere a questo punto se la Procura di Roma ha promosso rogatoria in Germania per ascoltare la terrorista tedesca Daniela Kettel, militante della RAF arrestata dopo trent’anni di latitanza. Tante sono le tracce che da via Fani portano in Germania. I brigatisti molto probabilmente non furono né i primi né i soli a sparare quel giorno. È arrivato il momento di fare chiarezza. Un altro grande mistero riguarda la presenza di una Mini Minor di colore verde con un ordigno ad alto potenziale nascosto nel bagagliaio, parcheggiata in prossimità dell’incrocio tra via Fani e via Stresa dove venne compiuta la strage. La circostanza venne riferita ai cronisti nella tarda mattinata del 16 marzo dall’allora procuratore di Roma Giovanni De Matteo, ripresa da un’agenzia di stampa e poi pubblicata da Roberto Chiodi sul settimanale ‘L’Europeo’. La notizia sulla presenza di quella auto-bomba in via Fani venne insabbiata per poi riemergere misteriosamente a Berlino Est: la Stasi la riportò in un dettagliato rapporto datato 8 giugno 1978. Nell’ultima pagina di quel documento, gli esperti antiterrorismo della polizia segreta della Germania Est mettevano a confronto la piantina dell’azione terroristica del 5 settembre 1977 di Vincenz-Statz-Strasse a Colonia, durante la quale la RAF, dopo aver annientato i quattro uomini della scorta, rapì il presidente degli industriali tedeschi Hanns-Martin Schleyer, con la piantina del blitz del 16 marzo 1978 in via Fani a Roma. La stessa Stasi metteva in evidenza una impressionante serie di analogie di carattere tecnico-militare-operativo tra i due agguati. Auspico che la legge istitutiva per la costituzione della commissione monocamerale d’inchiesta sulla Guerra Fredda, all’esame della commissione Affari Costituzionali, venga al più presto approvata per poter completare la ricerca proprio sull’affare Moro, una delle più grandi e complesse operazioni compiute sul nostro territorio durante il confronto Est-Ovest, proseguendo i lavori nel solco tracciato dalla Commissione Moro 2, presieduta da Giuseppe Fioroni durante la XVII Legislatura. Il nostro pensiero va oggi ai familiari delle vittime di via Fani e dell’onorevole Moro, rapito quel giorno e sottoposto per 55 giorni a una disumana prigionia. Molti dei responsabili di quella carneficina studiata meticolosamente a tavolino non si sono mai pentiti né hanno mai rinnegato la lotta armata e l’aberrante ideologia alla quale si ispiravano, sognando la rivoluzione con l’abbattimento dello Stato borghese e l’eliminazione dei nemici di classe. Per troppi anni purtroppo i familiari delle vittime di via Fani sono stati abbandonati al loro destino, spesso dimenticati anche dalle istituzioni, mentre si è data voce, visibilità e notorietà in modo inopinato soltanto ai carnefici.

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Il rapimento di Aldo Moro ha ancora zone d’ombra e misteri

Category: evidenzaNotizie
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