Liberare la cultura da decenni di egemonia della sinistra, così come la definiva Gramsci che poi è quello che è accaduto nel nostro paese in questi decenni. Ma non dobbiamo fare errori strategici: non dobbiamo contrapporre a questa egemonia una nuova egemonia o tentare di fare prevalere una parte sull’altra. La nostra parola simbolo deve essere ‘sintesi’ non egemonia. Dobbiamo lavorare sulla sintesi. Non vogliamo la contrapposizione, gli altri la vogliono, vogliamo la sintesi per affermare, difendere e promuovere una cultura nazionale italiana: non dobbiamo più essere ai margini di un diorama culturale ma neppure fare gli errori della sinistra per cui dopo aver raggiunto l’egemonia culturale ha perso quella politica: quindi qualcosa è andato storto. Noi non vogliamo raccontare l’Italia della destra vogliamo che gli italiani si riconoscano in un immaginario italiano.

Per noi la cultura è industria ed economia, è creare un futuro più giusto e noi consentiremo a chi fa cultura di vivere di questo. Senza cultura non ci sarebbe l’Italia che amiamo: la nostra identità sono i musei, gli artisti, i nostri borghi e i mille campanili. La cultura non può né deve essere più un volontariato realizzato da straordinari professionisti. Senza cultura non ci sarebbe più l’Italia.

Abbasseremo l’Iva sui prodotti culturali e promuoveremo, come diciamo da sempre, la detrazione del consumo culturale individuale come avviene per le medicine. Perché, per noi, la cultura cura.

Per rivedere il mio intervento integrale al Convegno “Pensare l’immaginario italiano“, clicca qui 

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egemonia culturale? Nuova parola d’ordine è sintesi

Category: Attualità
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