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La tragedia di Parigi è l’11 Settembre della Francia. È una dichiarazione di guerra. Una guerra religiosa e asimmetrica tra Occidente e terrorismo islamico. Perché sia religiosa è evidente. Asimmetrica perché non è una nazione a dichiarare guerra, ma estremisti di una religione, quella islamica, diffusa ovunque in Occidente. Se ne sono accorti persino i nostri intellettuali più progressisti come Serra e Freccero.  Se poi esiste un Islam “moderato” lo si dimostri adesso con condanne ufficiali e manifestazioni di solidarietà. Qualcuna è arrivata. Debole troppo debole. Questo non significa odiare chi è musulmano. Provo grande e incommensurabile pena per il poliziotto musulmano ucciso come un cane, con un colpo di grazia alla testa, dai terroristi. Significa pretendere da chi lo è il rispetto delle nostre regole, del cristianesimo e di tutti le altre religioni. Il giorno stesso dell’attentato stringendo la mano dell’ambasciatrice francese Colonna, ho visto i suoi occhi lucidi, ma ho sentito quella forza di carattere  che contraddistingue gli europei. Speriamo che anche i francesi abbiamo compreso l’importanza di un pensiero forte e di una società libera ma severa con chi non rispetta le regole. Ora, però,  non vogliamo sentire il gracidare di quei relativisti progressisti che condanneranno la strage. Ora vogliamo solo il silenzio per il rispetto delle vittime ( anche e soprattutto non condividendo il contenuto anarchico e, appunto, relativista, del giornale Charlie Hebdo) e chiediamo la difesa dei valori fondanti dell’Europa cristiana. No non siamo tutti Charlie. Siamo in guerra. Difendiamoci.

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Le matite spezzate di Parigi e il poliziotto musulmano ucciso come un cane

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