Un  pomeriggio diverso. Il giuramento dei gladiatori nella nuova arena del Gruppo storico romano. Una comunità di folli  che decisero nel 1994, grazie all’intuizione di Sergio Iacomoni, di onorare l’essere romani e di farlo diventare una passione e, quando possibile, un lavoro. Centinaia di persone di ogni età e ceto sociale hanno partecipato con trasporto ad uno spettacolo di archeologia sperimentale. Il giuramento dei gladiatori, le danze antiche e, persino, la pantomima, anticipatrice delle figure della commedia dell’arte. Mio figlio Leonardo, 9 anni, rapito come stesse facendo un viaggio nel tempo. Una tv tedesca riprendeva tutto. Intanto, riflettevo sulle mille iniziative fatte insieme, sui Natali di Roma organizzati nonostante i divieti ottusi delle Soprintendenze. Ora sembra che la rievocazione sia di nuovo mal tollerata, appena sopportata, quando non osteggiata. Il sindaco Marino, l’ultimo Natale di Roma,  fece attendere più di un’ora sotto il sole i rievocatori, bambini compresi e, poi, rimase a bocca aperta e balbettante nel vedere la partecipazione oceanica di turisti e romani. Io sfilando a cavallo con gli amici dell’Associazione carnevale romano ho avuto l’onore di passare per quei luoghi e vedere quella meravigliosa festa mobile. A livello nazionale stesa indifferenza, nonostante alcuni protocolli tecnici che permetteranno ai nostri rievocatori di entrare nei musei statali e dargli, finalmente vita. Quando capiranno le amministrazioni e le soprintendenze che la rievocazione è la risposta sussidiaria alla crisi della gestione e valorizzazione dei beni culturali? Ai posteri l’ardua sentenza.

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La rievocazione, il futuro antico di Roma.

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