C’è quasi del paradossale nella volontà della maggioranza capitolina di chiudere l’Agenzia comunale sulle Tossicodipendenze. «Chiederemo al sindaco Marino di avviare in tempi strettissimi la…

C’è quasi del paradossale nella volontà della maggioranza capitolina di chiudere l’Agenzia comunale sulle Tossicodipendenze. «Chiederemo al sindaco Marino di avviare in tempi strettissimi la procedura per la chiusura dell’Agenzia sulle tossicodipendenze. Il risparmio che ne deriverà dovrà essere reinvestito per dare ai cittadini maggiori servizi e soprattutto di qualità», hanno infatti annunciato due giorni fa i capigruppo della maggioranza Francesco D’Ausilio, Massimo Caprari, Luca Giansanti e Gianluca Peciola e il coordinatore Fabrizio Panecaldo.

Eppure, l’Agenzia nata nel 1998 è stata fortemente voluta e sostenuta da Rutelli prima e da Veltroni poi. Un progetto di sinistra che la sinistra vuole ora affossare. Ad opporsi alla chiusura Fratelli d’Italia: «Delirante la proposta della maggioranza di chiudere l’ACT dopo che fu lo stesso centrosinistra ad aprirla per motivi esattamente opposti a quelli sostenuti oggi per chiuderla, ovvero indipendenza, efficienza amministrativa, trasparenza – ricordano Federico Iadicicco, Andrea De Priamo e Federico Mollicone – i risultati ottenuti in questi ultimi anni sono scientifici e indiscutibili. Evidentemente per la maggioranza la lotta alla droga viene dopo la lottizzazione politica».

A spiegare forse la ragione di una fretta lapidaria sulla quale è doveroso riflettere, una nota della Cgil di Roma e Lazio. «In virtù dell’operato dell’Agenzia, l’intero settore dell’assistenza ai pazienti e consumatori di sostanze, nonché servizi all’avanguardia nel campo della riduzione del danno si sono visti costretti a chiudere o a limitare i servizi, con un doppio danno alla professionalità e dignità dei lavoratori e alla qualità del servizio all’utenza – sostengono Silvia Ioli e Salvatore Marra – una grande città come Roma non può più permettersi una situazione del genere. Facciamo appello al sindaco Marino e agli assessorati competenti ad aprire un dialogo con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze di questo settore affinché le aspettative dei lavoratori del settore vengano ascoltate e venga data una decisa inversione di tendenza rispetto alle politiche adottate negli ultimi anni». Alla base della decisione potrebbe dunque esserci davvero il “danno” subito da decine di associazioni e cooperative che prima del 1998 facevano il bello e il cattivo tempo, “spartendosi” la torta in solitaria grazie a controlli inesistenti. Rutelli e soprattutto Veltroni hanno invertito la tendenza, centralizzando un servizio sociale essenziale. Cancellarlo senza un piano alternativo di trasparenza prima ancora dell’efficacia, potrebbe essere un danno peggiore della beffa.

Sus. Nov. fonte IL TEMPO

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L’Agenzia contro la droga non piace più alla sinistra

Category: Notizie
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