“E’ stata un’iniziativa preordinata del Pd, un assalto alla presidenza col tentativo di impedire la votazione”. Federico Mollicone, consigliere comunale Pdl in Campidoglio, non ha dubbi sulla dinamica della maxi rissa che si è scatenata l’11 giugno scorso nell’aula Giulio Cesare in occasione del voto sul bilancio e sulle privatizzazioni.

Anche perché lui c’era, l’ha vissuta in prima persona ed è stato anche accusato di essere un aggressore.

Mollicone, partiamo dall’inizio.
“E’ stata un’azione preordinata e guidata dal capogruppo Pd, Roberto Marroni”. 

Che è lo stesso che la accusa di averlo aggredito procurandogli un taglio sulla mano sinistra.
“Quel graffietto ridicolo che lui ha presentato come una ferita. Ma è solo una messa in scena”.

Il taglio si vede anche nelle immagini però.
“Marroni ha invaso lo spazio della presidenza, ha rubato il badge al presidente (tanto che è stato necessario un duplicato elettronico) e ha tentato di bloccare la votazione sulla sospensiva, un documento presentato dal Pdl che rinvia i 30mila ordini del giorno dell’opposizione a dopo l’approvazione del bilancio, rendendoli di fatto inutili”.

Una sospensiva del genere non è cosa da poco comunque. “Una simile sospensiva venne fatta sul piano regolatore nel 2007 da Veltroni. Solo che in quell’occasione l’opposizione di centrodestra non si comportò come il Pd oggi”.

Il taglio di Marroni come lo spiega?
“Io mi sono limitato a garantire il corretto svolgimento del voto, spostando di peso Marroni e portandolo alle mie spalle, lontano dalla presidenza. Lui è sceso passando per il banco del sindaco e urtando il suo microfono: è lì che si è ferito alla mano”.

Resta il fatto che guardando le immagini sembrava di stare in un ring più che in un’aula…
“Quello che sorprende è che il Pd, che dovrebbe essere la forza moderata rispetto alle altre forze di sinistra, in realtà aveva preordinato l’occupazione e l’assalto alla presidenza con una azione guidata dal capogruppo”.

Come fa a sostenere che fosse preordinata?
“Hanno aperto uno striscione stampato, quindi se lo erano portato da casa. Se non fossimo intervenuti io, Gramazio e altri consiglieri, non si sarebbe votato. Se il blitz l’avesse fatto il Pdl, avremmo già sentito il monito di Napolitano sulla democrazia in pericolo a Roma”.

Invece l’ha fatto il Pd, seguito dai rappresentanti dei Movimenti per l’Acqua pubblica che hanno scavalcato le recinzioni scagliandosi sugli scranni.
“Il Pd rincorre la sinistra estrema, tanto è vero che il capogruppo di Roma in Action Andrea Alzetta della sinistra estrema ha dovuto fare qualcosa in più per dimostrare di essere più estremista. Da qui nascono i tre pugni dati a Gramazio”.

Mettiamo che sia come dice lei, cui prodest?
“Il Pd pone l’attenzione sull’acqua pubblica – che non è in discussione perché l’acqua è e rimarrà pubblica – soltanto per nascondere il vero fatto che lo stesso Marroni negli anni passati ha votato la dismissione del 49 per cento dell’Acea fatta da Rutelli. Il loro problema è quello di fare casino per dare il colpo finale alla Giunta Alemanno. Ma non solo”.

E che altro?
“Il Pd ha già rassicurato Caltagirone, dicendo che non sarà Alemanno a vendere Acea, ma la sinistra quando tornerà al governo. La loro strategia è quella di drammatizzare gli ultimi mesi della giunta per poi condurre la trattativa della vendita”.

Una questione di politica di favore. Accuse gravi. Come fa a sostenerle?
“Noi abbiamo la certezza. Nei corridoi del Campidoglio si dice che un emissario del Pd abbia contattato Caltagirone per dirgli di non preoccuparsi perché ci penseranno loro, quando saranno al governo, a completare l’operazione”.

Certo è che la cessione del 21% di Acea (la municipalizzata che a Roma gestisce acqua ed elettricità) poteva essere affrontata in maniera migliore…
“Non nascondiamo che in maggioranza ci sia un fronte scettico, di cui faccio parte, che ritiene un errore avere inserito la questione Acea dentro al bilancio per poi sganciarla. Prima si è detto che Acea doveva servire a coprire gli investimenti, poi che il bilancio si sarebbe fatto lo stesso senza investimenti. Forse garantire l’inserimento di Acea nella holding o ridurre la quota della messa in collocazione sarebbero state scelte migliori.

Alla fine cosa è successo?
“Per non scontentare i soci privati Acea è stata tolta dalla holding. Comunque, vede, queste sono le questioni vere che il Pd non contempla, le contempliamo noi, mentre l’opposizione fa ammuina. Come la questione sul divieto di poter acquistare altre quote nei confronti di coloro che hanno già il 2% di azioni. Noi crediamo che per 5 anni i soci non debbano comprare altre quote.

Alla fine i protagonisti della rissa hanno preso un richiamo. Anche lei.
“Il richiamo lo considero un onore. Ho permesso il corretto svolgimento di una votazione. L’assemblea capitolina è elettiva, un ente a statuto speciale riconosciuto dal governo e dalla Costituzione. Interrompere una votazione di un organo assembleare è un reato penale”.

La magistratura non pare si sia interessata ancora del caso. “La magistratura, sempre attenta ai reati di opinione, evidentemente non è abbastanza attenta su queste cose”.

(Domenico Ferrara, Il Giornale)

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Rissa in Campidoglio: tutta la verità nell’intervista che ho rilasciato al Giornale

Category: caroselloNotizie
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