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Ieri il Consiglio comunale di Roma ha vagliato il decreto attuativo di Roma Capitale, firmato lo scorso 18 giugno in Consiglio dei Ministri. Si è trattato della discussione dei primi sei articoli del decreto che in seguito, una volta passato attraverso lo studio degli enti locali interessati, dovrebbe essere approvato in seconda lettura entro il 20 settembre, e se tutto dovesse andar bene, si avvierà l’iter per l’approvazione definitiva in Parlamento. Le novità principali riguardano i consiglieri dell’assemblea capitolina, che da 60 scenderanno a 48 e decadranno dal loro incarico per la mancata partecipazione alle sedute e alle votazioni dell’assemblea, inoltre i municipi saranno ridotti a un numero non superiore a 12 mentre gli assessori dovranno essere al massimo un quarto dei consiglieri dell’assemblea capitolina, quindi non più di dodici, ed infine anche l’ipotesi di istituire una sorta di voto di fiducia. Personalmente ritengo che il decreto approvato per Roma Capitale sia un documento storico che lascerà il segno nell’amministrazione dello Stato, però come accaduto con tutti i grandi cambiamenti é necessario che venga migliorato e modificato su alcuni argomenti. In particolare Roma Capitale non può rimanere nel testo unico degli Enti Locali, il cosiddetto Tuel, altrimenti cadrebbe la specificità di ente autonomo e questo rappresenterebbe una vera e propria contraddizione in termini. In più non ha senso ridurre a 48 i consiglieri, mettendo Roma sullo stesso piano di città come Firenze, Bologna o Lecce, infatti il rapporto tra base elettorale e territorio amministrativo é molto più alto e il rapporto tra cittadini rappresentati e rappresentanti deve essere proporzionale. Inoltre se veramente si vuole affermare un criterio di trasparenza e di controllo dei consiglieri, é necessario passare attraverso lo status ad una indennità, rispetto al gettone di presenza. Infine ci chiediamo se ministri, deputati e opinionisti si siano soffermati su questa follia di ridurre o eliminare l’indennità ai consiglieri comunali e municipali senza nemmeno conoscere il principio dell’antica democrazia ateniese. Fu infatti Pericle a istituire la “mistoforia”, un’indennità prevista per i componenti della “boule”, l’assemblea pubblica ateniese, al fine di dare possibilità ai figli del popolo e non solo agli aristocratici di fare politica. Un ultimo dato per concludere é quello che riguarda il numero dei Municipi. Riteniamo infatti che una riforma in merito debba essere effettuata, ma deve essere il Consiglio comunale a stabilire quanti devono essere i Municipi e quali confini debbano delimitare i territori. Se da un lato esultiamo con il sindaco Alemanno per l’approvazione del decreto, dall’altro siamo pronti a confrontarci con l’opposizione in una stagione di protagonismo del Consiglio comunale, che sa bene dove iniziano i diritti e dove i privilegi.

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Roma Capitale, un decreto storico ma va migliorato

Category: Notizie
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