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Quando la religione incontra il percorso  politico lo scontro è inevitabile. Da millenni guerre sante o in nome di una religione superiore, hanno diviso l’umanità. Quanto sta accadendo in Iran “racconta” drammaticamente di questo conflitto tra politica e religione. L’oscurantismo presente nei dettami delle gerarchie religiose non ammette compromessi… ma le manifestazioni della gente, sebbene proibite o represse, volano più alto dei sopprusi. In questi giorni una violenta repressione è in corso a Teheran, a seguito delle elezioni elettorali su cui si addensano molte ombre, che hanno portato nuovamente l’uscente Mahmud Ahmadinejad alla presidenza dell’Iran. Le forze di sicurezza colpiscono con armi da fuoco e bastoni i dimostranti che si sono riversati nelle strade della città, impedendo loro di manifestare pacificamente. Violenza selvaggia e sangue ovunque come se ci si trovasse in uno scenario di guerra. Notizie orribili che screditano l’Iran agli occhi dell’opinione pubblica. E’ ancora negli occhi di tutti la morte della giovane iraniana Neda, uccisa da un cecchino mentre manifestava, immagini crude che grazie ai telegiornali hanno girato tutto il mondo. Anche l’Italia come altri Paesi europei sta manifestando nelle proprie piazze il dissenso a questa cruenta e irresponsabile azione di forza da parte del governo iraniano, e il fatto che il settanta per cento della popolazione iraniana che sta manifestando a Teheran abbia meno di trent’anni, ci rende quanto mai solidali con questi ragazzi che sfilano al grido “Meglio morti che umiliati”, in nome di Neda Agha-Soltan, rischiando la propria vita. Da osservatori partecipi con i dimostranti di Teheran, ci auguriamo che cessino gli odi e il grido delle armi.

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La libertà non conosce confini

Category: Notizie
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