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Ammetto di esserci caduto più volte. Con la moto, l’auto e a piedi. Anzi, addirittura un’auto l’ho distrutta per colpa loro rischiando quasi la vita. Fatta questa premessa necessaria per anticipare i soliti “mia nonna si è rotta un femore per colpa dei sampietrini” vi spiego perché da anni , insieme a molte associazioni culturali e di tutela del paesaggio conduco questa battaglia per la difesa dello storico selciato romano.

Alcuni cenni storici

Il sampietrino nasce sotto Sisto V, nel 1585, – il papa urbanista cui si deve l’ attuale assetto ” moderno” della capitale –  per pavimentare la piazza di San Pietro che era, come la maggior parte delle strade di allora, in terra battuta. La pietra era ed è leucite a melilite di origine lavica, molto più dura del basalto, proveniente dalla colata lavica di 280.000 anni fa che venne usata dai Romani per tracciare via Appia antica. Persino durante Roma capitale si diede grande impulso alla costruzione  e manutenzione del sampietrino con la cooperativa di abruzzesi fondata a Montecompatri nel 1890.

I nemici del sampietrino

A Roma in epoca contemporanea, si è arrivati ad un continuo e inesorabile degrado nella manutenzione dei sampietrini, fino alla perdita quasi totale della sapienza prevista per la messa in opera dei selci. Sempre più spesso nel corso degli anni gli uffici tecnici, oggi municipali, hanno autorizzato il bitume per la chiusura di scavi in strade con sampietrini. L’avvento dei nuovi gestori di telefonia e dell’adsl hanno fatto il resto. Scavi a ripetizione, alternati a quelli di luce e gas per le manutenzioni straordinarie, hanno provocato il collasso del massetto di molte strade anche minori. È questa la ragione per cui anche nelle strade secondarie del centro storico troviamo affossamenti paurosi che i più disinformati e disattenti sostenitori dell’asfalto scambiano per una responsabilità del selcio e non di chi ne ha fatto pessima manutenzione per anni.  Nel 2007, con Walter Veltroni sindaco di Roma e D’Alessandro assessore ai lavori pubblici assistiamo ad una vera e propria campagna di disinformazione sul sampietrino. Evidentemente la lobby dell’asfalto è più influente.  Già molti anni prima con l’architetto e consigliere comunale Fabio Rampelli e poi con Marco Marsilio che lo sostituì in Campidoglio prima che ci arrivassi anche io, lanciammo con le associazioni  una campagna per la tutela e la corretta manutenzione. fortunatamente la battaglia è sempre stata e continua ad essere trasversale. Non è questione di Destra e Sinistra. Gli schieramenti sono ben diversi e riguardano chi ha a cuore la tutela della nostra identità urbanistica e storica e chi, in nome di un malinteso modernismo e di altre interessi meno trasparenti sostiene la rimozione sistematica del sampietrino dalle strade di Roma.

La battaglia di Via Nazionale e Piazza Venezia

Nell’inverno 2007 stavano già togliendo i preziosi e unici sampietrini in porfido rosso  diventati simbolo essi stessi dell’unità nazionale. Ci mobilitammo con le associazioni e poi ci fu, nel 2008, inaspettato il cambio di amministrazione. Con il nuovo sindaco Alemanno, l’assessore Fabrizio Ghera ai lavori pubblici bloccammo a cantiere aperto la rimozione dei sampietrini di via Nazionale. Fu emozionante sentire di avere un ruolo immediato e pratico nella tutela di quella che sembrava una battaglia impossibile. Ora, però il problema era convincere la Romeo, a cui Veltroni aveva dato un appalto da 800 milioni di euro di cui solo 2/3 venivano effettivamente spesi per la riqualificazione stradale, a mettere in posa i sampietrini in modo corretto rifacendo tutte le gallerie dei sottoservizi. In realtà la Romeo usava pessimi subappaltatori che dalle ispezioni dell’Assessore Ghera e nostre  risultarono incapaci di fare un lavoro a regola d’arte. Tutta la concessione era un disastro e l’assessorato con la giunta decisero di rescinderla per rifare le strade dividendola in lotti e dando il lavoro alle ditte romane. Su Via Nazionale si impose il rifacimento a regola d’arte, ma soprattutto, e questa fu la grande novità si stabilì una manutenzione periodica laddove si creassero avvallamenti per via del traffico pesante.  Nel primo tratto, quello fatto dalla Romeo, si dovette intervenire più volte. Nei tratti successivi molto meno. Ancora oggi, passando su Via Nazionale ci sono tratti che necessitano di manutenzione ma per il resto è  una pavimentazione resistente ed elastica come solo il sampietrino può garantire grazie alla manutenzione interrottasi con l’avvento della giunta Masini.

Sampietrino “bene culturale” tutelato e intoccabile

Oggi ci troviamo daccapo a dover difendere i sampietrini di Via Nazionale e di Piazza Venezia  da Assessori e sindaci impreparati che falsificano e fingono di non conoscere le vere differenze tra il sampietrino e l’asfalto e che non si sentono di dover difendere quella che architetti e urbanisti considerano la “faccia orizzontale” della capitale oltre che un nostro marker distintivo nel mondo. Le motivazioni tecniche addotte sono tutte false. Non è vero che l’asfalto costa meno del sampietrino correttamente manotenuto sul lungo periodo. Non è vero che l’asfalto sia più resistente e meno pericoloso del selcio romano e così via in una smentita totale su un’operazione assurda che autodistrugge, invece di valorizzarlo, il sampietrino romano. Senza considerare l’ultima proposta, quella di vendersi i sampietrini al miglior offerente poi fortunatamente rientrata, per quello che è : una enorme cazzata. A produrla l’assessore Pucci, già noto alle cronache per aver gestito il Giubileo di Roma, su cui lascio a chi legge ogni giudizio, ricordando solo le orribili strutture in vetro blindato e acciaio abbandonate per anni davanti alle Basiliche. In realtà, noi riaffermiamo un dogma che deve essere tale anche e soprattutto per Roma capitale: il sampietrino è un “bene culturale” e in quanto tale vincolato dal MIBACT. E ci riferiamo solo e soltanto al sampietrino vero in leucite cavato dalle cave dei Colli albani e non quello ” FAKE” vietnamita più chiaro e molto più friabile che si spacca subito con le escursioni termiche. Se è tutelato nessuna amministrazione può cancellarlo da piazze e strade principali storiche e in quanto tali tutelate. Inutile qui soffermarsi su quanta e quale storia sia passata su Via Nazionale e Piazza Venezia. Storia che vincola quei luoghi anche perché legati alla Prima guerra mondiale di cui ricorre il centenario proprio quest’anno. E che fa l’amministrazione di Roma invece di renderle più belle? Le smantella e le oltraggia con l’asfalto. Assurdo e inaccettabile.

Una nuova mobilitazione

Chiamiamo, quindi, tutti alla battaglia insieme al Comitato in difesa del sampietrino. Comitato che chiede la tutela e la manutenzione dei selci, ma anche l’asfaltatura delle strade in semi centro e periferia. Migliaia di km di asfalto per i sostenitori forsennati di questo materiale per risanare le migliaia di buche che abbassano la nostra qualità della vita. Al di là dei partiti e delle fazioni. Non è una questione di destra e di sinistra. Dobbiamo salvare la nostra identità e con essa il nostro futuro e la riconoscibilità di Roma dall’idiozia e malizia dell’amministratore casuale di turno affinché chi verrà dopo di noi non abbia a considerarci  come coloro che trasformarono il Colosseo in una fabbrica di salnitro e letame depredandolo dei marmi.

 

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Ora che Via Nazionale è salva dall’asfalto ( ma vigileremo perché non ci siano sorprese “tecniche”) e che anche in centro storico l’ottimo Assessore Ghera ha annunciato un piano di razionalizzazione dei sampietrini e un servizio di sos buche…vi giro un testo dell’Architetto Donati del Comitato difesa Sampietrino che spiega semplicemente perché siano falsi molti luoghi comuni sulla italica pietra.

E’ vero o falso che i sampietrini non reggono il peso del traffico veicolare pesante?

FALSO! I sampietrini, delle giuste dimensioni (12×12cm. di testa, 18cm di altezza, 7×7cm di coda), se montati “a regola d’arte”, con una corretta dimensione dei giunti e con una sigillatura per così dire “elastica”, in modo da permettere piccoli spostamenti prodotti dalle sollecitazioni indotte dai pneumatici, risultano avere una eguale, se non maggiore, capacità di resistenza al traffico rispetto all’asfalto.

E’ vero o falso che i sampietrini trasmettono ai palazzi le vibrazioni dovute al traffico veicolare pesante?

FALSO! L’allettamento in arena, e non su di un massetto in cls armato con rete elettrosaldata come è oggi, consente piccoli spostamenti dei sampietrini durante il passaggio dei veicoli, permettendone la riassunzione della posizione di equilibrio originaria, ed attutendo la distribuzione delle tensioni agli elementi adiacenti, eliminando, in questo modo, il problema delle vibrazioni, come avviene per esempio in Via Petroselli in cui gli edifici non subiscono alcun tipo di sollecitazione.

E’ vero o falso che le strade in sampietrini si riempiono prima di buche rispetto a quelle in asfalto?

FALSO! Per ciò che riguarda la presenza di buche ed avvallamenti sui selciati, i risultati di una ricerca dell’Università di L’Aquila, hanno dimostrato la stretta correlazione tra degrado delle pavimentazioni storiche (in termini di avvallamenti e cedimenti) con il numero dei sottoservizi impiantistici presenti, poiché l’elevata presenza di sottoservizi favorisce il dissesto delle pavimentazioni a causa dei lavori legati all’apertura della trincea ed alle successive operazioni di ripristino della pavimentazione, e che questo problema accomuna sia le pavimentazioni in sampietrino sia in asfalto. L’unico fenomeno prodotto, al lungo andare, dall’attrito radente provocato dai veicoli sul selciato, consiste nell’arrotondamento della testa dei selci e non in un loro dissesto. Consideriamo pure che in Via Nazionale è dal 1994 che non viene effettuata alcun tipo di manutenzione!

E’ vero o falso che il sampietrino è meno dannoso per la salute dell’asfalto?

VERO! Il sampietrino è sicuramente un elemento costruttivo molto più ecologico rispetto all’asfalto bituminoso, poiché permette di “lasciar respirare il terreno” grazie agli spazi tra un blocco e l’altro e, sottoposto a calore intenso, non rilascia pericolosi fumi nocivi per la salute, in quanto costituito esclusivamente da pietra naturale (leucitite melilitica) derivante direttamente dalle cave.

Conclusioni

Il sampietrino, come ribadito da molti esponenti del mondo culturale, rappresenta per quanto detto finora la “faccia orizzontale” della città e, parimenti alle facciate degli edifici storici, va tutelato come un bene storico ed architettonico, come già previsto dalle disposizioni della legge n. 1089 del 1939 che prevedevano, fra l’altro, la conservazione nei centri storici delle pavimentazioni originarie, ai sensi del D.L.vo n. 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni culturali e del paesaggio).

Ultimamente vengono utilizzati, per le pavimentazioni pedonali, dei selci non provenienti dalle cave dei Colli Albani, addirittura importati da paesi asiatici, costituiti da materiale lapideo qualitativamente scadente e che ciò spesso comporta una immediata frantumazione degli elementi appena sollecitati anche solo dal passaggio pedonale.

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Questa mattina sono stato invitato dal “Comitato difesa del sampietrino” ( a cui hanno aderito Italia Nostra, Associazione tutela residenti del centro storico, comitato residenti di via Nazionale, Associazione tridente, Associazione via Merulana per l’Esquilino, Associazione Ricomincio da Trevi e l’ottimo sito il sampietrino.it)  alla conferenza stampa di presentazione dell’appello al Sindaco Alemanno e all’Assessore Ghera sulla tutela di Via Nazionale, affinché sia salvaguardata nel progetto di riqualificazione l’unica pavimentazione in sampietrini in porfido rosa posta in opera all’inizio del secolo.
 
Sono certo che Alemanno avrà la sensibilità  di sintetizzare il buon governo con una battaglia storica che ha diviso ambienti, associazioni, partiti,  ma che la destra ha sempre compattamente sostenuto,  fin dal 1993, quando Fabio Rampelli, allora consigliere, con l’indimenticabile Tony Augello, allora capogruppo del Msi, portarono avanti la prima iniziativa contro l’arroganza di Rutelli. 
 
Cuore e testa per salvare dall’asfalto, pur tutelando i diritti dei residenti e dei motoclisti, un patrimonio  di Roma che il mondo ci invidia e che Rutelli e Veltroni volevano oltraggiare.
 

Roma, Ghera: Incontrero’ presto tecnici associazioni su sampietrini

Roma, 17 GIU (Velino) – “La riqualificazione di via Nazionale, memoria storica di Roma e simbolo dell’Unita’ d’Italia, e’ un tema che sta particolarmente a cuore alla nostra Giunta. Percio’, pur tenendo conto della decisione della precedente amministrazione di realizzare i lavori di riqualificazione di via Nazionale sostituendo isampietrini, mi impegno a incontrare a colloquio – quanto prima – i tecnici delle associazioni coinvolte nell’iniziativa di oggi, per ascoltare le loro proposte. Successivamente le sottoporro’ all’attenzione dei tecnici del Comune per verificarne la fattibilita’”. Lo ha detto l’assessore capitolino ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera raccogliendo l’appello del Comitato “Difendo il Sampietrino”. 

 

Roma, associazioni ad Alemanno: “giu’ le mani dal sampietrino”

Roma, 17 GIU (Velino) – Alla presentazione del manifesto anche il consigliere comunale Federico Mollicone e il deputato Marco Marsilio, entrambi esponenti di An. Proprio Mollicone si occupera’ di fare da ponte fra Ghera (che questa settimana avra’ un incontro con i tecnici della Romeo) e i tecnici delle associazioni. “Questa in difesa del sampietrino – spiega il consigliere, ex capogruppo di An in I municipio – e’ una battaglia che non possiamo non portare avanti con il cuore e con la testa. Siamo sicuri che anche Alemanno sara’ sensibile a questa questione”. Infine sia Mollicone che Marsilio hanno paragonato la Capitale a Parigi. “Sugli Champs-Élysees ci sono addirittura quattro corsie di sampietrini. Non si capisce perche’ – chiosa Marsilio – non si possa fare lo stesso a Roma”.