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Vi aspettiamo il 1 giugno nella splendida cornice del Giardino degli Aranci  per rappresentare  ancora una volta il nostro modello culturale tra musica, teatro e parole. Per proporre soluzioni all’emergenza cultura. Per affermare i nostri principi. La cultura è la vera anima di Roma… non un accessorio programmatico per  sindaci senza una visione. Altrimenti per cosa ci battiamo? Nel corso della serata verrà reso omaggio a Giorgio Albertazzi.

 

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Il commissario straordinario del Campidoglio e il sovrintendente capitolino hanno stimato a circa 500 milioni di euro la cifra dei fondi necessari per salvare i monumenti della nostra città, lanciando così anche un appello a potenziali filantropi affinché intervengano in aiuto. Fdi-An inserì, attraverso un emendamento del sottoscritto, la proposta di aprire al mecenatismo e di attivare fondi privati sul bilancio comunale nel nuovo statuto di Roma Capitale, e già da presidente della commissione Cultura evidenziai in tempi non sospetti proprio l’importanza di un’apertura in tal senso perché in un periodo di grande crisi economica, e con le risorse pubbliche ridotte al lumicino, è praticamente diventato indispensabile, oltre che virtuoso per qualunque amministrazione, valorizzare il nostro patrimonio archeologico e museale attraverso i privati e i meccanismi di sussidiarietà. La mancanza dei fondi pubblici, certamente, ma anche gli evidenti tagli al comparto culturale, messi in atto da tre anni di sciagurata giunta Marino, confermano la necessità di rinnovare in questa direzione, anche attraverso nuove prassi che liberino, finalmente, i beni culturali da una visione proprietaria e feudale cui ci hanno a volte abituati le Soprintendenze. Restauro, decoro, fruizione dei siti, scavi e manutenzione, Roma non può più aspettare, la cultura diventi davvero risorsa strategica per lo sviluppo economico della Capitale.

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Il gruppo storico romano che da anni organizza il Natale di Roma e rievocazioni storiche con l'Università di Tor Vergata
Il gruppo storico romano che da anni organizza il Natale di Roma e rievocazioni storiche con l’Università di Tor Vergata

Bene la stretta del commissario Tronca sui finti centurioni che ripara ad un errore delle passate amministrazioni. Una lotta all’illegalità che va intrapresa con forza per restituire dignità alla città eterna contro il degrado. Importante, invece, aprire i luoghi archeologici alla rievocazione storica allestita con requisiti di serietà scientifica sotto la supervisione degli atenei e delle sovrintendenze predisponendo una bigliettazione a beneficio della Capitale.

Ricordo quando ero presidente della Commissione Cultura, nel 2012, l’esperimento con Roma Segreta nella gestione del Ludus Magnus, fu un successo. Occorre naturalmente distinguere dagli estorsori malvestiti da antichi romani con chi ha fatto della rievocazione sull’antica Roma una passione fondata su ricerche scientifiche e filologiche condotte in collaborazione con le Università. I vantaggi che ne deriverebbero sono molteplici: dalla tutela del turista, con il rigore della informazioni veicolate, alla valorizzazione dei siti archeologici, alla ricaduta in termini di incremento dei flussi turistici, specie in contesti territoriali come quello della città di Roma, che da sempre offre al mondo un ineguagliato palcoscenico.

Il sito di Repubblica.it oggi ha utilizzato la foto delle manifestazioni del Natale di Roma per commentare la direttiva di Tronca dimostrando ignoranza totale sul fenomeno culturale della rievocazione. Un epic fail per cui una testata così importante dovrebbe chiedere scusa ai rievocatori che con serietà e passione valorizzano Roma e la sua identità.

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Ignazio Marino come Cola di Rienzo
Ignazio Marino come Cola di Rienzo

Finalmente, Ignazio Marino si è dimesso o meglio è stato dimesso dai romani metaforicamente,  come Cola di Rienzo, nello stesso giorno. Si è dimesso con lo stile peggiore, nel momento sbagliato e con minacce “mafiose”  al partito che lo candidò e fece eleggere contro il volere dei romani.  Il famoso 63% “bulgaro” delle amministrative, infatti, fu solo uno squallido trucchetto contabile. Non serve essere Pagnoncelli per capire che si trattò del 63% dei votanti, nel turno di ballottaggio, che vide al voto solo il 45 % degli aventi diritto. In sostanza, Roma è stata malgovernata da un sindaco votato solo da 1 romano su tre degli aventi diritto al voto. Un sindaco, quindi, non votato dalla maggioranza dei romani. Un sindaco scelto a tavolino da quegli strateghi del PD. Goffredo Bettini fra tutti, ma anche Nicola Zingaretti che ad elezione avvenuta commentò “Missione compiuta, Roma è salva”. Senza dimenticare Matteo Renzi, non  ancora segretario del PD, che venne apposta a Roma per dedicare a Ignazio un comizio a Garbatella. Ora tutti fingono di non conoscerlo. Ma saranno per sempre coinvolti…e responsabili. Sempre che non sia una “ammuina” e che Marino non sia diventato “utile idiota” del fronte anti Renzi che vede Sel e minoranza Dem uniti contro il toscano.

Ignazio si è rivelato un oligarca narciso, arrogante e, ora abbiamo scoperto, anche disonesto ( il “Teorema” di Pittsburgh  lo aveva già dimostrato). Non lo diciamo per partito preso. Come si dice. Lo scriviamo da semplici cittadini romani. Del resto, non bisogna soltanto vedere gli errori- innumerevoli- fatti da Ignazio Marino e dalle sue numerose giunte, ma anche cosa ha fatto l’opposizione e, soprattutto, chi ha fatto vera opposizione. E se andiamo a vedere- senza piaggeria- solo FDI e i M5S si sono distinti nella lotta a favore della trasparenza e dei territori.

Ci fanno pena, infatti, quegli osservatori che provano una difesa disperata enunciando 40 punti a favore della sindacatura Marino. Ci fanno pena perché se andate a leggere quell’elenco e non siete degli sprovveduti vedrete che ciò che di buono è stato fatto o era iniziato nella nostra consiliatura o era di iniziativa nazionale, ma mai di input del sindaco. Il trasferimento dei  camion bar? Plauso. Peccato che era stato iniziato da noi e completato dall’attuale governo. La finta pedonalizzazione di Via dei Fori ? Un disastro riconosciuto anche dagli ambientalisti. La riqualificazione urbana? Due soli esempi. Marino ha contribuito al fallimento di Eur spa per l’orrida “Nuvola” di Fuksas ed è riuscito a perdere i soldi anche quando erano già stati stanziati come nel clamoroso caso di Piazza Vittorio in cui avevamo fatto stanziare, su fondi statali, ben 2 milioni di euro per rifarla radicalmente. Prima Marino ha bloccato i lavori già iniziati, poi ha definanziato per metà e infine ha “congelato” i soldi senza più fare i lavori. Ma ne potremmo fare decine di esempi denunciati quotidianamente per due anni e mezzo dal nostro irriducibile gruppo capitolino e dai nostri consiglieri nei municipi.

Il disastro di Ignazio Marino è la dimostrazione che non sempre la società civile è migliore della politica. Quella sana, onesta e appassionata. Ma per selezionarla occorrono le primarie istituzionali , non di partito con parità di accesso ai media e non con selezione per censo. Insomma, quelle di cui Renzi torna ora a parlare, ma che non ha inserito nell’Italicum. Meglio farsele al chiuso dei circoli con accordi di vertice. Una pantomima.

E ora? Ora è il momento di affermare una visione della città che parta dalla cultura che è stata mortificata da Marino e dalla sinistra, dalle periferie da ricostruire, dai servizi sociali che – permette una polemica- non devono essere la foglia di fico per milioni di euro assegnati con somme urgenze per servizi scadenti alle solite cooperative. E anzi dopo Mafia capitale, che ripetiamo è, soprattutto, “sinistra” da decenni occorre ridefinire tutti i servizi sociali. Tutti. Azzerando vecchie concessioni e verificando fino all’ultima assegnazione.

Chi dovrà fare il sindaco di Roma? Lo devono decidere i romani che spesso si sbagliano, ma che poi ritrovano il senso della propria storia e identità millenaria e sanno scegliere chi li rappresenta nel profondo. Ma prima la visione di una capitale solidale, moderna e sostenibile, poi i nomi. Quelli ce li abbiamo, ma ora non servono.

 

 

Ecco due foto scattate a distanza di anni una dall’altra… apparentemente senza legame. In realtà, il legame c’è e si chiama Paolo Colli. Un amico, un grande ambientalista, un giusto. Abbiamo vinto con lui e per lui, per il Macedone, altro militante storico della nostra comunità scomparso troppo presto, e per tutti quei ragazzi che non ci sono più. Paolo è sempre accanto a noi. Ogni istante. Tra qualche giorno sarebbe stato il suo compleanno, che per tradizione festeggiavamo insieme a quello di Maria Vittoria, mia moglie, a casa nostra. Ogni anno, al momento del brindisi di auguri, lasciamo sempre un bicchiere di coca cola sul tavolo, la sua bevanda preferita. Quest’anno gli abbiamo fatto anche il regalo.  La conquista di Roma. Ciao Paolo, fratello mio.

 

 

Roma divina, a Te sul Campidoglio

dove eterno verdeggia il sacro alloro

a Te nostra fortezza e nostro orgoglio,

ascende il coro

Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte 

il Sol che nasce sulla nuova storia; 

fulgida in arme, all’ultimo orizzonte 

sta la Vittoria.

Sole che sorgi libero e giocondo 

sul colle nostro i tuoi cavalli doma; 

tu non vedrai nessuna cosa al mondo 

maggior di Roma.

Per tutto il cielo è un volo di bandiere 

e la pace del mondo oggi è latina: 

il tricolore canta sul cantiere, 

su l’officina. 

Madre che doni ai popoli la legge 

eterna e pura come il Sol che nasce, 

benedici l’aratro antico e il gregge 

folto che pasce!

Sole che sorgi libero e giocondo 

sul colle nostro i tuoi cavalli doma; 

tu non vedrai nessuna cosa al mondo 

maggior di Roma.

Benedici il riposo e la fatica 

che si rinnova per virtù d’amore, 

la giovinezza florida e l’antica 

età che muore. 

Madre di uomini e di lanosi armenti, 

d’opere schiette e di penose scuole, 

tornano alle tue case i reggimenti 

e sorge il sole.

Sole che sorgi libero e giocondo 

sul colle nostro i tuoi cavalli doma; 

tu non vedrai nessuna cosa al mondo 

maggior di Roma.

 

Si lo so. Qualcuno penserà che enfatizzo così tanto l’attesa perché la mia elezione è legata alla vittoria di Alemanno.  In realtà, non è così. Vincere a Roma per me, come per tutti quelli della mia generazione e ancor prima di quella di mio padre, è un mito incapacitante che ha attraversato i decenni e le generazioni. Per noi cresciuti “dalla parte sbagliata” Roma è, appunto, un mito. Anzi è il mito. Un connubio di identità millenaria, suggestione, amore e voglia di riscatto. Non potete capire, se non andando a cercare tra le pagine mai scritte e mai lette della nostra storia. Una storia con la s minuscola che evoca e si nutre di quella con la S maiuscola. Più generazioni che hanno amato, odiato e lottato perché Roma gli appartenesse davvero. Camminare, ogni giorno, laddove Giulio Cesare mosse i primi passi nella subburra delirando e poi realizzando, con forza visionaria, la grandezza del suo impero. Attraversare l’area sacra di largo Argentina, dove lo stesso Cesare troverà la certezza dei suoi sogni premonitori. Ecco questa è Roma. Emozionarsi,  nel leggere la descrizione strabiliante che la Yourcenar affida ad Adriano. Qui sgorga la nostra passione per Roma. Ma non è la nostalgia polverosa degli studiosi o la storiella della guida turistica. E’ la consapevolezza dell’appartenenza. Quello spirito silenzioso che alberga in ognuno di noi e si nutre di noi stessi e ci costringe ad immaginare lo spazio e il tempo contemporaneamente. Futuro e Passato sono un fiume che scorre nello stesso letto. E se è vero che si tratta solo di amministrare un consiglio, crediamo che lo possa fare solo chi avverta e sappia far vivere un mito che dura da millenni. Non so se accadrà. Ma se accadrà dovremo dimostrare di esserne all’altezza. All’altezza del mito. 

 

 

Migliaia di bandiere, le “parole volanti” di Azione giovani, palloni colorati, musica e…tanta pioggia. Ma il nostro bellissimo popolo della libertà rimane lì. Anziani pensionati, signore ingioiellate, professionisti tutti a vegliare il sogno della conquista di Roma. Un’emozione irripetibile che fa ben sperare, non tanto per il proprio tornaconto personale, quanto per la speranza comune di riaffermare la bellezza di Roma e liberarla da chi l’ha umiliata in questi quindici anni.

Intanto, grazie. Grazie a Manuela, Hobbit, Spugna, Mele, Fabio, GLORIA, Noto, Lungo, Bussola, Spak, Lunga, Giorgia, Sciattol, Nocciolino, Francesco, Stefano, Michele, Gianluca, Michele, Federica … e a tutto il comitato. Per la passione, l’entusiasmo, l’aiuto che mi avete dimostrato. Domenica e lunedì, se 2977 romani sono andati nei seggi, hanno preso 5 schede e su quella azzurra hanno scritto il mio nome (che fa sorridere e certo non è difficile da dimenticare) è sicuramente merito anche loro e di tanti altri che citare qui sarebbe troppo lungo, ma che metto tutti nella parola Comunità. Un gruppo di fratelli che da più di venti anni fanno politica insieme e sono cresciuti affrontando momenti belli e momenti tragici, che hanno litigato, riso, cantato, scalato montagne insieme. Un mistero della chimica delle emozioni che ti fa superare l’interesse personale e cercare quella cosa in più che va oltre il tuo naso.

Certo non sono stato eletto, anche se Roma potrà forse regalarci l’ultimo sogno di un sindaco di destra ( e in tal caso sarei anche io consigliere comunale, con altri dieci…) ma ho fatto 1500 km per la città, incontrato persone incredibili: dal fabbro di Torre Maura alla principessa di Piazza Navona, dall’artigiano doratore al broker assicurativo. Ho consumato un paio delle mie adorate church, mi è andata via la voce più volte, sono rimasto bloccato con il torcicollo. Ma ne valeva la pena. E se poi alla fine qualche voto è mancato, se qualche stima era troppo alta, non mi sento di avercela con nessuno. Sia nei confronti di chi mi ha giurato che mi avrebbe votato e poi non lo ha fatto, sia verso chi non me l’ha nemmeno detto e, magari, di nascosto lo ha fatto. La politica è così, una bella donna da conquistare… e non sempre ci si riesce. Non recrimino, non ce l’ho con nessuno.

Anzi, no. Con qualcuno ce l’ho. Con alcuni candidati che magari hanno preso migliaia di voti e sono stati anche eletti. Ma a che prezzo? Cene pagate con centinaia di persone a cui il candidato non andava e mandava segretari ad estorcere elenchi di parenti. Soldi offerti a responsabili di territorio, presidenti di comitato o di circolo purché tradissero il proprio candidato. Non una parola appassionata, un programma, un impegno. La politica scarnificata e ridotta all’osso dello scambio e del soldo. Un modo Piccolo, Piccolo di intendere la politica. Costoro, seppure eletti, rimarranno per sempre soli.

In ogni caso posso dire di aver vinto. Perché? Perché la mia Comunità ha portato in Comune 4 rappresentanti su 5 e anche se a me è capitata la sventura di essere il 5°, mi sento comunque rappresentato e tutti quelli che mi hanno sostenuto lo saranno. E poi, come del resto mi piace ripetere citando Rilke, uno dei miei poeti preferiti…Il domani è in noi molto prima che accada...non so cosa ma qualcosa è cambiato e sta cambiando nella mia vita…vi saprò dire.

Un abbraccio, Federico…e ricordate vola solo chi osa farlo 

PS mi raccomando tutti a votare domenica prossima…