Qui di seguito il pezzo del corriere per raccontare quanto è accaduto ieri a Testaccio. Ora che un campo abusivo, in pieno centro, è stato sgomberato comincia il piagnisteo del partito della solidarietà. Ma solidali con chi? Prendendo in mano la macchina amministrativa capitolina abbiamo potuto verificare quanti soldi sono stati assegnati alle cooperative che, in questi anni, si sono occupati, fallendo, dei progetti di integrazione dei nomadi. Milioni di euro bruciati in nome di un concetto di solidarietà che mira soltanto alla clientela elettorale (molti nomadi hanno la nazionalità italiana e votano) o peggio alla speculazione economica. Basta con la cultura del piagnisteo. I nomadi vivono in modo parassitario ai danni dei romani. Rubano, mendicano, sfruttano i minori e li schiavizzano, estorcono soldi  a strozzo, commerciano in auto rubate. Sono queste le attività sociali dei nomadi. Chi dice altro mente. O si integrano e rispettano la legge o se ne vanno. 

 

Roma, sgomberato un campo nomadi vicino al Testaccio. C’erano 40 bambini

È una comunità di 120 persone con cittadinanza italiana. A Tor Vergata come «soluzione temporanea»

 

ROMA – Nuovo sgombero di un campo nomadi a Roma. Un fatto che ha provocato polemiche tra maggioranza e opposizione, tanto da ritardare l’operazione della polizia per oltre 12 ore. Lo sgombero è avvenuto infatti all’indomani dell’annuncio del prefetto di Roma, commissario delegato dal governo per l’emergenza nomadi, Carlo Mosca: aveva detto che fino ad ottobre nella capitale non ci sarebbero stati sgomberi per realizzare il censimento delle presenze.

EX MATTATOIO – In serata il campo è stato svuotato delle roulotte e i nomadi, scortati dalla polizia municipale, sono stati portati in periferia. Si tratta di una comunità di circa 120 persone, sinti, calderari e rom, tutti con cittadinanza italiana, che da circa un anno vivevano vicino al Foro Boario, l’ex mattatoio nel quartiere Testaccio, in una strada appartata che costeggia la Città dell’Altra Econonomia, il centro sociale Villaggio Globale, la facoltà di architettura di Roma Tre, il museo Macro e diversi locali notturni. L’operazione compiuta dalla questura e dalla polizia municipale è cominciata alle 6 con l’interruzione dell’acqua e della luce e l’identificazione delle persone, ma la soluzione è stata trovata soltanto alle 21, dopo estenuanti trattative. La prima area proposta ai nomadi, quella di Castel Romano sulla Pontina, è stata rifiutata dagli abitanti del campo perché definita «insalubre, troppo affollata e distante, soprattutto per i bambini che vanno a scuola».

TOR VERGATA – I nomadi hanno accettato un’area a Tor Vergata definita «soluzione temporanea in attesa di un incontro con l’amministrazione». I rappresentanti dei nomadi si sono detti «contenti della nuova sistemazione» che sono andati personalmente a visionare e hanno ringraziato gli autori della mediazione. L’area di Testaccio, hanno spiegato gli abitanti del campo, «doveva essere provvisoria e invece è andata avanti per oltre un anno. Prima, per 15 anni abbiamo vissuto dentro l’ex mattatoio, da dove ci hanno sgomberato promettendoci una soluzione migliore». All’interno dell’insediamento, pulito e ben tenuto, le famiglie abitavano in roulotte ampie e confortevoli, con molte auto di grossa cilindrata. Hanno detto di lavorare «in alberghi, ristoranti, come decoratori di metalli e restauratori». Massimo, che alcuni indicano come il capo della comunità ha spiegato che «compra e vende automobili per vivere». Tra loro ci sono circa 40 minori.

ALEMANNO – I bambini, secondo le testimonianze di alcuni operatori sociali, «vanno tutti a scuola e sono perfettamente integrati con i loro compagni di classe». Proprio loro sono stati protagonisti della giornata e hanno regalato ai poliziotti mazzi di fiori pur di non essere allontanati. Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno
, la polemica è «pretestuosa perché è un intervento deciso da tempo, di piccola entità, fortemente richiesto dai cittadini della zona, che interviene in una situazione evidentemente illegale. C’è bisogno di un progetto complessivo, a cui sta lavorando il prefetto e su cui stiamo lavorando con l’Opera Nomadi». Sullo sgombero il segretario nazionale dei radicali Rita Bernardini, deputata del Pd, presenterà un’interrogazione perché secondo lei «è una violazione» del Patto internazionale sui diritti sociali. Per il responsabile nazionale immigrazione del Prc, Stefano Galieni, «c’è stato un atto di antiziganismo a due giorni dalla manifestazione dei nomadi a Roma». E proprio al Foro Boario, dove c’era il campo sgomberato, si concluderà domenica il corteo dei rom. Partirà dal Colosseo e «dirà no al razzismo e al genocidio culturale».

 

 

 aula.gif

 “Fa dovere et no temere” così è scritto in un bassorilievo medievale incluso nella parete in aula Giulio Cesare . Un caso, un segno. Un monito e un auspicio. Inizia così il primo giorno di scuola in aula Giulio Cesare. Parenti, amici e sostenitori, insieme ai giornalisti, affollano la platea. Si votano il Presidente e i vice Presidenti (Pomarici, Piccolo e Coratti). Primo colpo di scena. Monica Cirinnà, già consigliera delegata per gli animali e designata, ma non votata, alla vicepresidenza del consiglio. Chi di pari opportunità colpisce poi ne perisce. A lei l’ironica solidarietà dei soliti maschilisti del PDL per il duro colpo inflitto dagli insoliti maschilisti democratici. Si dice che il Tapiro d’oro sia in arrivo. Il Sindaco Alemanno procede con la relazione, intervendo come sempre a braccio con sicurezza e piglio sicuro. Tanti gli argomenti dalla solidarietà, alla sussidarietà passando per la sicurezza e la legalità e il contrasto all’accattonaggio minorile e alla contraffazione…

ecco un lancio stampa sulla giornata

ROMA: MOLLICONE (PDL), GIORNO STORICO IN CAMPIDOGLIO DOPO ANNI DI OPPOSIZIONE =

Roma, 26 mag. – (Adnkronos) – “Per il Centrodestra e’ un’emozione, dopo anni di impegno nel territorio e di opposizione, avere la responsabilita’ di amministrare la citta’ e in questo giorno storico per il Campidoglio faccio i miei piu’ sinceri auguri al sindaco alemanno“. Lo dichiara Federico mollicone consigliere del Pdl al comune di Roma riguardo al consiglio comunale che si e’ tenuto oggi in Campidoglio. “I romani confidano in noi – continua mollicone – per un nuovo rinascimento e non possiamo permetterci di sbagliare.

“Inoltre – conclude mollicone – esprimo solidarieta’ all’esponente del Pd, Monica Cirinna’ per la mancata elezione alla carica di vicepresidente dell’aula. E’ evidente che e’ stata tradita dai ‘profeti’ delle pari opportunita’. Urge un tapiro d’oro”.

 

 

 

 

Ecco la cronaca del duello televisivo Alemanno/Rutelli fatta dall’amico Luca Telese…che dire mi è sembrato un duello duro, diretto senza esclusione di colpi…Rutelli era più impegnato a cercare l’inquadratura giusta, consapevole della sua maggiore “telegenia”, che a spiegare perché prima ha lasciato Roma dopo soli due anni dalla sua ricandidatura e ora vuole ripresentarsi…quanto a Gianni credo sia andato bene, ma deve controllarsi di più, sudare di meno per non sembrare in difficoltà e ostentare maggiore  tranquillità e serenità…ma si capisce sono giorni roventi e tutti stiamo vegliando il sogno di conquistare Roma per la prima volta…ps carino il giro in botticella vero?

Roma – Si incontrano nei camerini alle 19.40, e la cordialità fra loro dura solo un attimo: stretta di mano, sorriso, «come stai?», chiede Francesco Rutelli, «Uh, bene», risponde Gianni Alemanno. Solo un’ora dopo, nella diretta di Ballarò, in uno studio arroventato dalle luci e dalla tensione, il fair play cede il posto allo scambio dei colpi: «No, tesoro? Ora parlo io!», grida Rutelli. «Tesoro mai…!», replica Alemanno.

Già alla prima domanda, si precipita nel tema più dolente e tragico della campagna elettorale, Rutelli vince a testa o croce il diritto di scegliere se parlare per ultimo o per primo, sceglie di concludere, e allora è Alemanno che sfodera una copia del Messaggero: «Roma ferita e stuprata». Attacca subito il candidato del centrodestra: «Se vinciamo noi, cose così non devono più accadere» e poi, presentando la sua tesi: «Questa amministrazione, non dà garanzie rispetto alla sicurezza in questa città». Rutelli cerca di tenere botta, in un primo momento, non risponde sul tema, dice che vorrebbe una politica bipartisan, ripete «da ministro sono stato due volte a Milano a sostenere la candidatura di quella città all’Expo». Poi, nella chiusura del primo intervento: «… ovviamente c’è il problema della sicurezza dei cittadini». Ma Alemanno incalza: «Per anni avete detto che Roma era sicura, e che erano i romani a percepire l’insicurezza».

 

In camerino Rutelli era arrivato con una caterva di documenti: «Le cartuccelle mi servono…». Alemanno, dal suo dossier, a un certo punto, sfodera persino le agenzie con le dichiarazioni del sindaco nel ’94 sui campi nomadi. Il politicamente scorretto irrompe in scena alle 20, sotto forma di una battuta sarcastica di Rutelli: «… non vorrei tralasciare il fatto che con un significativo lapsus, Alemanno ha parlato delle colonnine Ss invece delle colonnine Sos!». Allora Alemanno sbotta: «Io non devo fare lapsus ma tu non devi fare battute cretine». Passano due minuti, e gli animi surriscaldati divampano ancora sul tema della sicurezza. Qui è Rutelli, che prova a sorpassare a destra Alemanno, con la sua proposta choc: «Mi avrebbe fatto piacere, che di fronte a un’idea come quella di mettere un braccialetto, o un altro dispositivo di sicurezza, o un servizio attraverso il telefonino, alle donne della città per permettergli di segnalare delle eventuali aggressioni, il centrodestra avesse risposto in modo costruttivo, e non con un no pregiudiziale». È il candidato del centrodestra qui che parte in contropiede: «Lo dico chiaramente, questa idea non mi piace. Mi pare assurda l’idea di mettere alle nostre donne un burqa elettronico. Così come non mi piace per nulla l’idea delle ronde…». Rutelli scalpita: «Non ti piace?». Alemanno alza la voce: «No, non mi piace l’idea della sicurezza Fai-da-te. È sbagliato. È una cattiva idea!». Floris chiede perché. Alemanno spiega: «Le donne e i soggetti deboli, i bambini, gli anziani, non possono essere tutelati in questo modo. La sicurezza non è solo un problema di ordine pubblico, è un problema sociale. Infatti, colpisce soprattutto i più deboli. Quelli che non possono permettersi – conclude il candidato del Pdl – l’allarme, o la porta blindata». L’ultimo blocco sulla sicurezza si fa infuocato, si parla di espulsioni. Rutelli: «Noi abbiamo espulso 280 extracomunitari, voi, con il governo precedente, ne avete sanati 700mila!». Poi, cerca di uscire dall’angolo del ring rivolgendosi a Floris: «Poi, magari, smettiamo di parlare solo di questo?». Alemanno esclama: «No, senza sicurezza non si può fare altro». Allora Rutelli si arrabbia: «L’altra volta avete vinto, non avete combinato nulla». 

Lo studio si infiamma, la platea di figuranti sommerge di applausi, alternativamente entrambi i contendenti. Alemanno attacca ancora: «Ma come fate a vantarvi di 280 espulsioni. È ridicolo. Io dall’inizio della campagna elettorale, ho chiesto 20mila allontanamenti». Rutelli con un sorriso: «Allontanamenti o espulsioni?». Alemanno: «Allontanamenti, mi sono autocorretto». Anche Rutelli, ha una «cartuccella», un ritaglio della Padania: «Guarda che roba, nella pagina delle lettere, c’è il Colosseo trafitto da una spada? Subite la Lega, il vostro primo obiettivo è togliere qualcosa a Roma». Il candidato del Pdl quasi grida: «Tu hai un problema più grosso del mio, ti aggrappi a Bossi per nascondere un fallimento storico. La metro C è stata finanziata dal governo del centrodestra all’82 per cento. Il vero problema è che il vostro gruppo di potere, prometteva di risolvere i problemi di questa città e non lo ha fatto».

Sempre sul Carroccio c’è l’affondo di Rutelli sul tema Alitalia: «Oggi la Padania scrive: “La lega vince, Air France vola via”. A chi la volete dare Alitalia? Ai russi? Oggi Alitalia vale meno perché voi, quando eravate al governo, avete fatto non una politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha portato la compagnia di bandiera vicina al fallimento. Ma dove sta la cordata italiana di cui parlavate?». S’infervora Alemanno: «Noi riteniamo che si può costruire una cordata italiana». E poi, alzando il tono di voce: «Non si può svendere Alitalia. Alitalia, Rutelli, capito? Italia, Italia, Italia».

 

Saltano tutti gli schemi, le cartelline si chiudono, finisce con i due candidati che si
azzannano in un corpo a corpo dialettico. Molto politicamente scorretto. Ma la democrazia è questa.