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La grande guerra, un’epica dolorosa  su cui si è fondata realmente l’Italia. Non fu il Risorgimento, movimento delle elite della nostra Nazione. A fare l’Italia fu la Prima guerra mondiale.

Ognuno di noi ha un bisnonno, o un nonno,  che vi ha partecipato. Piccole o grandi storie di famiglia. Il mio era ufficiale di Marina. Altri  erano fanti o cavalieri, alpini o artiglieri.

Venivano da ogni più sperduta parte dell’Italia e parlavano dialetti diversi. Sul Piave si fece l’Italia. Tutti a difendere la Patria. E allora quale punto di vista più emozionale di quello dei poeti e degli scrittori europei che la guerra la videro, la fecero o, magari, l’avversarono ma comunque la vissero.

Vi invito, allora, a partecipare a questa bella iniziativa promossa dalla Biblioteca Angelica e da altre associazioni per il 19 maggio finalizzata alla riscoperta delle più belle pagine degli scrittori che  vissero  la Grande Guerra e al restauro del monumento ai caduti di Piazza Sant’Agostino. Ricordare è un dovere, ma anche un piacere in questo caso. W l’Italia.

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 Un’emozione indicibile vedere migliaia di persone che girano tra il Macro, Piazza di Pietra, Piazza San Lorenzo in Lucina e Via del Corso. L’esplosione futurista di Piazza del Popolo, però, non ha paragoni. Sembra di stare dentro un quadro di Balla “luci+fumi+colori+suoni+valadier”. Chi lo avrebbe detto a Marinetti che la sua geniale intuizione intempestiva per i tempi sarebbe stata realizzata solo oggi grazie alla multimedialità. FUTUROMA è la dimostrazione che si può sintetizzare il tempo con lo spazio, con il genio. Il futurismo si è realizzato. Roma diventa un’unica opera futurista. Unico appunto? Alla mostra delle Scuderie. Non si può esporre il futurismo, senza i futuristi. Non si può fermare l’esposizione al 1916. E cancellare l’esplosione del futurismo degli anni ’30. Mi spiace, ma davvero non si può. Si rischia di dare l’impressione di aver applicato una censura preventiva e postuma al tempo stesso. Sarebbe davvero inaccettabile. Ma non è così vero?

(l’immagine è una mia elaborazione grafica di una foto della performance di cauteruccio di piazza del popolo)

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Presidente della commissione cultura, sport, politiche giovanili e comunicazione. Chi? Lui? Io ? Io?!? Io! O meglio noi…noi che negli anni ’70 con i campi Hobbit abbiamo dimostrato agli intellettuali organici, ai teppisti odiologici, ai conformisti sinistri che esisteva una cultura di destra; noi che negli anni ’80 con Morbillo e i fumetti nelle scuole al posto dei ta ze bao abbiamo dimostrato, a chi si faceva solo i cazzi suoi nei caldi piumini del disimpegno,  che esisteva una satira e creatività non conformista; noi che negli anni ’90 abbiamo dimostrato che era possibile diventare egemoni nelle scuole e università portando Junger, Marinetti, D’Annunzio alla Sapienza e far diventare Ministro dei govani un hobbit della Garbatella. Ora quelle due generazioni, la prima rappresentata da Croppi, l’assessore alla cultura, e l’altra dal sottopostato, hanno un compito immane. Un onore e un onere. Non c’è nulla di individuale in questi incarichi. Dovremmo dimostrare che esiste una cultura per tutti, che si rivolge a tutti, che è di tutti. Come fotoelettriche impazzite illumineremo i cieli scuri del conformismo, cercando stelle mobili. La miccia è accesa. Si attende l’esplosione. E non ci saranno notti bianche ma notti in bianco di fervente ricerca per dimostrare che esiste un fiume carsico delle mille culture e tradizioni che si immerge ma che è pronto a riemergere improvviso per dimostrare che passato e futuro sono contemporanei. Non c’è nulla di immobile nella nostra moderna intuizione della vita…