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Oggi è un bel giorno perché Roma non è più afflitta da Ignazio Marino che abbiamo contribuito a denunciare come bugiardo patologico e a cacciare come sindaco incapace. Ma già si presentano foschi presagi per la Capitale. La raccolta di firme dei 26 consiglieri non è solo un accordo tecnico ma è evidentemente una prova tecnica di coalizione. E il personaggio che la rappresenta è Alfio Marchini. Insomma nascerà a Roma il partito della nazione e avrà in Marchini il proprio candidato? Vedremo. Intanto quello che bisogna smentire subito è la presunta apartiticità di Marchini.

Riepilogando la sua storia personale e quella della sua famiglia, si presenta come la sintesi perfetta dell’abbraccio esiziale tra il partito democratico e i poteri forti di Caltagirone. La famiglia Marchini – militante del PCI, a cui ha donato la sede di Botteghe Oscure –  ha devastato Roma costruendo proprio quelle periferie che il Marchini sindaco si dovrebbe impegnare a risanare. Alfio Marchini ha rivendicato pubblicamente più volte questa militanza politica sua e della sua famiglia. Tranne alcuni fatti spiacevoli come l’arresto del mitico nonno Alfio arrestato per tangenti nella vicenda Italcasse.   E già ci sembra un bel peccato originale.

Nel 1994 entra nel cda della Rai, nel 1998 diventa editore dell’Unità con il 49, 5 % della proprietà. Sempre perché lui non è di sinistra, ma è oltre i partiti. È stato in decine di consigli di amministrazione: a Roma Duemila spa che lavorò per il Giubileo del 2000, alla Banca di Roma, in Capitalia e poi in Unicredit fino al 2008. Tanto per fugare il dubbio della sua organicità con i poteri finanziari nazionali e romani. Ah, dimenticavamo il meglio: è stato consigliere amministrazione Cementir, holding del gruppo Caltagirone. Tanto per capire chi avrà il sostegno de “il Messaggero” in questa campagna elettorale.

Ancora dubbi? Alfio Marchini – che con sprezzante senso del ridicolo cerca di accreditarsi come esponente oltre i partiti, i poteri forti e la sinistra – ne è il miglior rappresentante. Di meglio non ci sarebbe. Il centrodestra  per vincere a Roma deve trovare una candidatura unitaria, in discontinuità con il passato ma che sia l’esatto contrario di Alfio Marchini. Un candidato libero da condizionamenti, popolare, onesto e capace. Ultima chiamata. Possiamo vincere. Basta volerlo. E non sostenere Marchini.

Schermata 2015-10-22 alle 13.13.44Consideriamo inaccettabile che il dimissionario Marino continui a firmare nomine e a formare atti decisionali. È un atto di arroganza rispetto all’evidente ruolo di sindaco “abusivo” che non rappresenta più nessun governo e non ha più una maggioranza a sostenerlo. 
 

A nome di chi Ignazio Marino nomina il cda dell’Auditorium? Oltretutto, con la nomina di Caltagirone nel cda finisce anche la  “manfrina” di Marino outsider contro i poteri forti. Accade, poi, solo da noi che i privati stiano ” a scrocco ” nelle isituzioni culturali senza portare soldi o sinergie. 

Infine, ci lascia perplessi anche la conferma di Aurelio Regina a Presidente, nonostante i discutibili risultati dell’Auditorium, soprattutto rispetto ai fondi privati attratti. Regina ha il singolare primato, che pur essendo stato nominato da Alemanno, è l’unico rimasto indenne dall’epurazione fatta nei cda delle istituzioni culturali dal centrosinistra. Insomma, un presidente “double face”.
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Ignazio Marino come Cola di Rienzo
Ignazio Marino come Cola di Rienzo

Finalmente, Ignazio Marino si è dimesso o meglio è stato dimesso dai romani metaforicamente,  come Cola di Rienzo, nello stesso giorno. Si è dimesso con lo stile peggiore, nel momento sbagliato e con minacce “mafiose”  al partito che lo candidò e fece eleggere contro il volere dei romani.  Il famoso 63% “bulgaro” delle amministrative, infatti, fu solo uno squallido trucchetto contabile. Non serve essere Pagnoncelli per capire che si trattò del 63% dei votanti, nel turno di ballottaggio, che vide al voto solo il 45 % degli aventi diritto. In sostanza, Roma è stata malgovernata da un sindaco votato solo da 1 romano su tre degli aventi diritto al voto. Un sindaco, quindi, non votato dalla maggioranza dei romani. Un sindaco scelto a tavolino da quegli strateghi del PD. Goffredo Bettini fra tutti, ma anche Nicola Zingaretti che ad elezione avvenuta commentò “Missione compiuta, Roma è salva”. Senza dimenticare Matteo Renzi, non  ancora segretario del PD, che venne apposta a Roma per dedicare a Ignazio un comizio a Garbatella. Ora tutti fingono di non conoscerlo. Ma saranno per sempre coinvolti…e responsabili. Sempre che non sia una “ammuina” e che Marino non sia diventato “utile idiota” del fronte anti Renzi che vede Sel e minoranza Dem uniti contro il toscano.

Ignazio si è rivelato un oligarca narciso, arrogante e, ora abbiamo scoperto, anche disonesto ( il “Teorema” di Pittsburgh  lo aveva già dimostrato). Non lo diciamo per partito preso. Come si dice. Lo scriviamo da semplici cittadini romani. Del resto, non bisogna soltanto vedere gli errori- innumerevoli- fatti da Ignazio Marino e dalle sue numerose giunte, ma anche cosa ha fatto l’opposizione e, soprattutto, chi ha fatto vera opposizione. E se andiamo a vedere- senza piaggeria- solo FDI e i M5S si sono distinti nella lotta a favore della trasparenza e dei territori.

Ci fanno pena, infatti, quegli osservatori che provano una difesa disperata enunciando 40 punti a favore della sindacatura Marino. Ci fanno pena perché se andate a leggere quell’elenco e non siete degli sprovveduti vedrete che ciò che di buono è stato fatto o era iniziato nella nostra consiliatura o era di iniziativa nazionale, ma mai di input del sindaco. Il trasferimento dei  camion bar? Plauso. Peccato che era stato iniziato da noi e completato dall’attuale governo. La finta pedonalizzazione di Via dei Fori ? Un disastro riconosciuto anche dagli ambientalisti. La riqualificazione urbana? Due soli esempi. Marino ha contribuito al fallimento di Eur spa per l’orrida “Nuvola” di Fuksas ed è riuscito a perdere i soldi anche quando erano già stati stanziati come nel clamoroso caso di Piazza Vittorio in cui avevamo fatto stanziare, su fondi statali, ben 2 milioni di euro per rifarla radicalmente. Prima Marino ha bloccato i lavori già iniziati, poi ha definanziato per metà e infine ha “congelato” i soldi senza più fare i lavori. Ma ne potremmo fare decine di esempi denunciati quotidianamente per due anni e mezzo dal nostro irriducibile gruppo capitolino e dai nostri consiglieri nei municipi.

Il disastro di Ignazio Marino è la dimostrazione che non sempre la società civile è migliore della politica. Quella sana, onesta e appassionata. Ma per selezionarla occorrono le primarie istituzionali , non di partito con parità di accesso ai media e non con selezione per censo. Insomma, quelle di cui Renzi torna ora a parlare, ma che non ha inserito nell’Italicum. Meglio farsele al chiuso dei circoli con accordi di vertice. Una pantomima.

E ora? Ora è il momento di affermare una visione della città che parta dalla cultura che è stata mortificata da Marino e dalla sinistra, dalle periferie da ricostruire, dai servizi sociali che – permette una polemica- non devono essere la foglia di fico per milioni di euro assegnati con somme urgenze per servizi scadenti alle solite cooperative. E anzi dopo Mafia capitale, che ripetiamo è, soprattutto, “sinistra” da decenni occorre ridefinire tutti i servizi sociali. Tutti. Azzerando vecchie concessioni e verificando fino all’ultima assegnazione.

Chi dovrà fare il sindaco di Roma? Lo devono decidere i romani che spesso si sbagliano, ma che poi ritrovano il senso della propria storia e identità millenaria e sanno scegliere chi li rappresenta nel profondo. Ma prima la visione di una capitale solidale, moderna e sostenibile, poi i nomi. Quelli ce li abbiamo, ma ora non servono.

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Da anni, prima come Alleanza Nazionale e oggi come Fdi, ci siamo battuti per la riqualificazione di piazza Navona. Un progetto più ampio, una visione più complessa e strutturata sia del sito che delle attività, non solo eventi inerenti la tradizione natalizia ma un’idea che prevedesse anche una piattaforma di ‘momenti culturali’. La pessima gestione compromessa di Marino-Alfonsi, che segue quelle complici di Corsetti e Lobefaro, non ha mai lavorato sulla riqualificazione, ma anzi sulla proroga acritica dell’esistente. Modificata, oggi,  solo per l’intervento delle Soprintendenze.

Il mercato natalizio deve essere riqualificato nell’estetica e nei generi, come chiediamo da anni insieme alle associazioni dei residenti, ma gli operatori non vanno criminalizzati anche se vanno verificati eventuali “cartelli commerciali”. Aumentare l’artigianato vero, i ‘presepisti” ormai quasi scomparsi e con loro qualunque simbolo relativo al Natale, lasciando il posto alla vendita di ogni paccottiglia di quart’ordine nel più totale abusivismo. Chincaglierie cinesi, merce contraffatta, prodotti incontrollati, giocattoli per i bimbi non conformi con le normative europee e al posto dei dolci e degli alimenti tipici della tradizione nostrana.

Dalla sinistra nessun accenno a quell’idea di riqualificazione proposta negli anni precedenti da Fdi-An, ma solo incapacità di governo e svilimento del Natale tradizionale e la cancellazione di una tradizione centenaria.Piazza Navona deve essere riqualificata con un programma culturale e commerciale condiviso con residenti, associazione dei consumatori e, certamente, operatori.