"tsunami tricolore" spazza via roccaforti della sinistra. Risultato storico con FDI decisivaDobbiamo considerarlo un vero e proprio “tsunami tricolore” che ha permesso di liberare città storicamente occupate dalla sinistra, alcune addirittura dal dopoguerra. Alcuni risultati commuovono come quello di Siena, Terni, Ivrea e anche nel Lazio consideriamo strategico quello di Viterbo con FDI al 13,4 %. In generale, la sinistra paga l’asservimento all’eurocrazia franco tedesca e l’immigrazione indotta di migliaia di immigrati in tutte le città.

 

 

Roma divina, a Te sul Campidoglio

dove eterno verdeggia il sacro alloro

a Te nostra fortezza e nostro orgoglio,

ascende il coro

Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte 

il Sol che nasce sulla nuova storia; 

fulgida in arme, all’ultimo orizzonte 

sta la Vittoria.

Sole che sorgi libero e giocondo 

sul colle nostro i tuoi cavalli doma; 

tu non vedrai nessuna cosa al mondo 

maggior di Roma.

Per tutto il cielo è un volo di bandiere 

e la pace del mondo oggi è latina: 

il tricolore canta sul cantiere, 

su l’officina. 

Madre che doni ai popoli la legge 

eterna e pura come il Sol che nasce, 

benedici l’aratro antico e il gregge 

folto che pasce!

Sole che sorgi libero e giocondo 

sul colle nostro i tuoi cavalli doma; 

tu non vedrai nessuna cosa al mondo 

maggior di Roma.

Benedici il riposo e la fatica 

che si rinnova per virtù d’amore, 

la giovinezza florida e l’antica 

età che muore. 

Madre di uomini e di lanosi armenti, 

d’opere schiette e di penose scuole, 

tornano alle tue case i reggimenti 

e sorge il sole.

Sole che sorgi libero e giocondo 

sul colle nostro i tuoi cavalli doma; 

tu non vedrai nessuna cosa al mondo 

maggior di Roma.

 

Si lo so. Qualcuno penserà che enfatizzo così tanto l’attesa perché la mia elezione è legata alla vittoria di Alemanno.  In realtà, non è così. Vincere a Roma per me, come per tutti quelli della mia generazione e ancor prima di quella di mio padre, è un mito incapacitante che ha attraversato i decenni e le generazioni. Per noi cresciuti “dalla parte sbagliata” Roma è, appunto, un mito. Anzi è il mito. Un connubio di identità millenaria, suggestione, amore e voglia di riscatto. Non potete capire, se non andando a cercare tra le pagine mai scritte e mai lette della nostra storia. Una storia con la s minuscola che evoca e si nutre di quella con la S maiuscola. Più generazioni che hanno amato, odiato e lottato perché Roma gli appartenesse davvero. Camminare, ogni giorno, laddove Giulio Cesare mosse i primi passi nella subburra delirando e poi realizzando, con forza visionaria, la grandezza del suo impero. Attraversare l’area sacra di largo Argentina, dove lo stesso Cesare troverà la certezza dei suoi sogni premonitori. Ecco questa è Roma. Emozionarsi,  nel leggere la descrizione strabiliante che la Yourcenar affida ad Adriano. Qui sgorga la nostra passione per Roma. Ma non è la nostalgia polverosa degli studiosi o la storiella della guida turistica. E’ la consapevolezza dell’appartenenza. Quello spirito silenzioso che alberga in ognuno di noi e si nutre di noi stessi e ci costringe ad immaginare lo spazio e il tempo contemporaneamente. Futuro e Passato sono un fiume che scorre nello stesso letto. E se è vero che si tratta solo di amministrare un consiglio, crediamo che lo possa fare solo chi avverta e sappia far vivere un mito che dura da millenni. Non so se accadrà. Ma se accadrà dovremo dimostrare di esserne all’altezza. All’altezza del mito. 

 

 

 

Oggi sarò con Stefano Tozzi e Laura Marsilio nel parco di Colle Oppio per incontrare residenti e romani allo stand e diffondere l’invito al voto. Poi un salto al pranzo sociale del centro anziani e quindi un pomeriggio nel Parco di Villa Gordiani con Daniele Rinaldi e tutti i cittadini del Prenestino che così calorosamente ci hanno sostenuto. Un ultimo giorno di campagna elettorale passata, come sempre, tra le persone cercando di trasmettergli la passione e la voglia di cambiare. 

Intanto, grazie. Grazie a Manuela, Hobbit, Spugna, Mele, Fabio, GLORIA, Noto, Lungo, Bussola, Spak, Lunga, Giorgia, Sciattol, Nocciolino, Francesco, Stefano, Michele, Gianluca, Michele, Federica … e a tutto il comitato. Per la passione, l’entusiasmo, l’aiuto che mi avete dimostrato. Domenica e lunedì, se 2977 romani sono andati nei seggi, hanno preso 5 schede e su quella azzurra hanno scritto il mio nome (che fa sorridere e certo non è difficile da dimenticare) è sicuramente merito anche loro e di tanti altri che citare qui sarebbe troppo lungo, ma che metto tutti nella parola Comunità. Un gruppo di fratelli che da più di venti anni fanno politica insieme e sono cresciuti affrontando momenti belli e momenti tragici, che hanno litigato, riso, cantato, scalato montagne insieme. Un mistero della chimica delle emozioni che ti fa superare l’interesse personale e cercare quella cosa in più che va oltre il tuo naso.

Certo non sono stato eletto, anche se Roma potrà forse regalarci l’ultimo sogno di un sindaco di destra ( e in tal caso sarei anche io consigliere comunale, con altri dieci…) ma ho fatto 1500 km per la città, incontrato persone incredibili: dal fabbro di Torre Maura alla principessa di Piazza Navona, dall’artigiano doratore al broker assicurativo. Ho consumato un paio delle mie adorate church, mi è andata via la voce più volte, sono rimasto bloccato con il torcicollo. Ma ne valeva la pena. E se poi alla fine qualche voto è mancato, se qualche stima era troppo alta, non mi sento di avercela con nessuno. Sia nei confronti di chi mi ha giurato che mi avrebbe votato e poi non lo ha fatto, sia verso chi non me l’ha nemmeno detto e, magari, di nascosto lo ha fatto. La politica è così, una bella donna da conquistare… e non sempre ci si riesce. Non recrimino, non ce l’ho con nessuno.

Anzi, no. Con qualcuno ce l’ho. Con alcuni candidati che magari hanno preso migliaia di voti e sono stati anche eletti. Ma a che prezzo? Cene pagate con centinaia di persone a cui il candidato non andava e mandava segretari ad estorcere elenchi di parenti. Soldi offerti a responsabili di territorio, presidenti di comitato o di circolo purché tradissero il proprio candidato. Non una parola appassionata, un programma, un impegno. La politica scarnificata e ridotta all’osso dello scambio e del soldo. Un modo Piccolo, Piccolo di intendere la politica. Costoro, seppure eletti, rimarranno per sempre soli.

In ogni caso posso dire di aver vinto. Perché? Perché la mia Comunità ha portato in Comune 4 rappresentanti su 5 e anche se a me è capitata la sventura di essere il 5°, mi sento comunque rappresentato e tutti quelli che mi hanno sostenuto lo saranno. E poi, come del resto mi piace ripetere citando Rilke, uno dei miei poeti preferiti…Il domani è in noi molto prima che accada...non so cosa ma qualcosa è cambiato e sta cambiando nella mia vita…vi saprò dire.

Un abbraccio, Federico…e ricordate vola solo chi osa farlo 

PS mi raccomando tutti a votare domenica prossima…