Teatro Valle, è ora che gli occupanti lo restituiscano ai romani e alla città

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Sono d’accordo con il sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, Francesco Giro, quando sostiene che l’occupazione del Teatro Valle non ha niente a che vedere con la difesa della cultura come bene pubblico. Ci troviamo davanti, infatti, ad un’occupazione di un teatro di importanza storica da parte di privati in pieno conflitto di interessi. La descrizione di alcuni giornali, che disegna l’ennesimo caso in cui l’amministrazione pubblica vende i propri “gioielli”, non combacia con la realtà dei fatti e gli atti amministrativi finora adottati dallo Stato e da Roma Capitale. Prima il passaggio di consegne dal Ministero all’Amministrazione capitolina, poi l’affidamento al Teatro di Roma e lo stanziamento in bilancio delle risorse necessarie alla stagione 2011/2012, infine la stesura di un bando pubblico per l’assegnazione e la gestione del Teatro rivolto a soggetti che ne rispettino la storia e l’identità. Dispiace che tutto questo non compaia su una certa stampa, orientata a sottolineare le dichiarazioni dei rivoluzionari del “sabato sera”, che si “sbattono” per blandire e difendere gli “intermittenti” dello spettacolo nella loro presunta “rivoluzione” culturale. È paradossale come gli artisti famosi scesi in prima linea in questa vicenda, quei “profeti del tutto gratuito” che pretendono di regalare un teatro pubblico del Settecento ad una “cricca” di occupanti senza nulla a pretendere, siano gli stessi che fanno pagare ai ragazzi anche 50 e 60 euro a biglietto per i propri spettacoli. Penso ad esempio ad artisti come Jovanotti o Fiorella Mannoia. Senza criminalizzare i ragazzi che occupano, lancio loro un ultimo appello: la ricreazione sta finendo ed è arrivato il momento di restituire ai romani un bene pubblico di loro proprietà.

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Federico

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